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sabato, 12 Giugno, 2021
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Salsa cubana – (prima parte) di Ruggero Tantulli

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  • Una vuelta, un’enchufla, un sombrero. Un dile que sí, un dile que no e un sorriso che viene naturale. Molti di voi avranno già capito di cosa stiamo parlando… Della salsa cubana, claro que sí! Immersi nei problemi quotidiani e nell’isolamento più o meno forzato da pandemia, quasi ci siamo dimenticati di quando uscire per andare a ballare era la normalità. Sperando che la parentesi si chiuda in fretta, oggi parliamo di un fenomeno sociale che solo superficialmente può essere etichettato come semplice ballo o semplice musica (per i puristi due cose ben distinte!) della Perla dei Caraibi.
    Nata come mescla, ovvero come mix di vari generi musicali pre-esistenti, la salsa cubana rappresenta alla perfezione l’allegria, il ritmo e la tradizione musicale dell’isola. Sì, è vero, oggi i ragazzi più giovani sono attratti dal reggaeton – da anni ovunque a Cuba – ma se ci si vuole accostare alla cultura cubana non si può non parlare della salsa. Un ballo naturale, che viene dalla strada e che, pur non avendo rigide codificazioni alla stregua di discipline più “irreggimentate”, costituisce tuttora il fiore all’occhiello delle danze caraibiche.
    In principio era un ‘casino’
    Le origini della salsa cubana – da cui poi sono nate differenti versioni, dalla portoricana alla venezuelana – si devono a un locale dell’Avana, il Salón de casino deportivo, dove gli sportivi si ritrovavano a ballare. Qui, secondo la tradizione, si formò il nucleo di quella che poi tutto il mondo avrebbe chiamato salsa, dall’unione di generi come il danzón e l’habanera. Ma la salsa deve i suoi natali a molte altre discipline: dal mambo al son, dalla rumba al cha cha cha e al guaguancó. E via così. Una vera e propria mescla splendidamente assortita. Non a caso, se una persona “tiene mucha salsa” vuol dire che sa fare molte cose.
    In origine, però, la salsa si chiamava ‘casino’, proprio come il locale dove tutto è nato. Rueda de casino, infatti, ancor oggi indica il ballo di gruppo della salsa, in cerchio e seguendo delle ‘figure’ in coppia. Questa canzone di Adalberto Álvarez – un simpatico esempio di quanto sia coinvolgente il richiamo del ballo – parla chiaramente di ‘casino’: https://www.youtube.com/watch?v=ptdpa1Bqk6U.
    Ma allora come mai non si chiama più così? Perché dagli Stati Uniti – dove si era diffuso – il casino cubano rimbalzò indietro come ‘salsa’, nome più “appetibile” che spodestò il casino e conquistò il mondo. Cuba compresa.
    Un mix di ritmiche, strumenti e culture
    A pensarci bene, la mescla è una caratteristica tipica del popolo cubano, con il suo crogiuolo di etnie, frutto della storia. Chi non conosce il tipico piatto cubano ‘moros y cristianos’ a base di riso e fagioli neri, tripudio – in salsa culinaria – della mescolanza cubana? Ecco, tutto ciò si ripercuote sulla salsa cubana. A partire dagli strumenti musicali. Una su tutti è la clave, fulcro della salsa. Quella che detta il ritmo, attraverso due bacchette “magiche” per gli appassionati della musica cubana. Di claves ce ne sono di due tipi: una blanca, tipica del son e che rimanda ai bianchi colonizzatori, una negra, tipica della rumba e che rimanda agli schiavi africani.
    Fondamentale, poi, la presenza degli strumenti a percussione: impossibile non nominare le congas, tamburi alti e stretti su cui è appoggiata una pelle animale. Ebbene, le congas – come suggerisce il termine – derivano dall’Africa, in particolare dal Congo.
    Dall’Africa a Cuba: la santeria e il misticismo della salsa
    Il rapporto privilegiato con le origini africane si ritrova non solo negli strumenti e nei ritmi “afrocubani” (rumba su tutti), ma anche nello “spirito” della salsa. La santeria è una forma religiosa che unisce elementi della tradizione cattolica alla religione yoruba, praticata dagli schiavi africani e tramandata ai discendenti cubani. Una spiritualità politeistica che si ritrova in gesti diventati emblematici della salsa: in particolare quello della mano che mima di asciugarsi la fronte dal sudore con un fazzoletto (un simbolo della fatica del lavoro ma anche un auspicio di liberazione dal male). Ballare libera dalla fatica e tiene lontane le cose negative: in fondo è proprio quello che scatta nello spirito di ogni ballerino!

Cuba, come celebrare e festeggiare a distanza

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Marco e Raul Lorenzo festeggiano l'Inter

Una delle cose più difficili per chi vive all’estero è non poter compartire gioie ed emozioni con amici e propri cari, celebrare festività, compleanni, ricorrenze ed eventi rari e speciali.

Certo, internet aiuta, anche se qui a Cuba non è velocissimo e soprattutto non economico, ci si può tenere in contatto con messaggi e videochiamate.

Si sa che il calcio è una delle passioni degli italiani, io non ne sono immune ed ho contagiato anche il figliolo italo-cubano.

Oggi, più che mai, mi manca la mia Milano che è in festa per celebrare la vittora calcistica della FC Internazionale, la mia INTER!

Certo, dopo ben 11 anni di astinenza, nella città meneghina, i tifosi hanno esagerato, invadendo piazza Duomo noncuranti delle misure di sicurezza anti Covid19. Che ci volete fare “so’ ragazzi”!

Noi, ovvero mio figlio Raul Lorenzo ed io, qui all’Avana, abbiamo indossato le magliette nerazzurre e sventolato davanti a casa la bandiera dell’Inter al suono del nuovo inno “I am Inter”!

AMALA!

Intervista a Luigi Spena vive a Santiago ed ha fatto il vaccino Adbala

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Ero nell’Arci nel 1993, e raccoglievamo aiuti per Cuba, medicinali, quaderni penne, soldi, e li portavamo a Cuba distribuendoli alle scuole specialmente in piccoli paesi.
Ricordo che con i viaggi organizzati dall’Arci con pochi soldi visitavamo l’isola. Quello che mi stupiva all’Habana dove non si vendeva un panino per strada, era che con una bottiglia di chipetrene i cubani erano felici e sorridenti, e pensavo ai miei amici benestanti e tristi nella mia città. Naturalmente il mercato nero funzionava benissimo. Ricordo che chiedi ad un ragazzo se mi trovava delle aragoste e vicino al Capitolio dopo 10 minuti apparvero le aragoste.
Di tanto in tanto partecipavo a questi viaggi dell’Arci portando aiuti, ero un giovane pensionato delle ferrovie, e continuavo a lavorare per guadagnare qualcosa oltre la pensione. I Cubani mi insegnarono che per vivere felici, non si necessitano tanti soldi, e che il valore del tempo libero dedicato a se stessi e alla cultura era tempo prezioso che non poteva perdersi in lavoro non necessario. Ricordandomi anche quel che diceva il professore di religione, che il lavoro era una punizione divina. Il fascino delle donne cubane la protezione che ognuna di loro ha della famiglia le bisnonne a capo di tutto le nonne giovanissime, ragazze giovanissime con figli, le famiglie matriarcali, il sentirmi dire nella stessa casa, io sono figlia di mio padre fulana è figlia di mia madre, e fulanita è figlia di mi papà e mi madrastra. Inmenso amore tra le tre sorelle. Impensabile in Italia a quei tempi, dove il divorzio era un uragano che travolgeva la vita di chi ci capitava.
Cuba un mondo affascinante che mi riportava all’infanzia, al quartiere dove ero nato in Calabria e dove le famiglie vivevano nello stesso quartiere da generazioni, e dove il dolore e la gioia di uno erano la gioia ed il dolore di tutti. Si Cuba mi riportava all’infanzia all’adolescenza felice e difficile dei figli dei poveri alla solidarietà tra le famiglie. I cubani mi hanno insegnato a non avere fretta, una volta in Santiago andai a raccogliere mango al Caney vicino Santiago, andammo in guagua, partimmo la mattina presto nel pomeriggio ritorniamo dove abitavo da una famiglia, e ci mettiamo ad aspettare la guagua, passa una ora passano due, io impaziente, i miei compagni cubani calmi e rilassati stesi sul muretto. Ma quando cavolo arriva questa guagua ? No preocuparte arriverà. E qualcuno aggiunse ,hay más tiempo que vida.
Nel 1997 il 14 febbraio giorno di San Valentino, davanti al liceo Mendive, faccio amicizia con un gruppetto di adolescenti, tra questi c’era la mia futura moglie, nel 2001 ci sposammo, nel 2002 abbiamo avuto una figlia, e stiamo ancora assieme a Santiago, una storia come tante.
Poi arrivò il covid che ci ha travolti e a Santiago per quasi otto mesi non abbiamo avuto un caso di Covid, poi aprirono le porte ai viaggi e il covid arrivò quì aumentano i casi, la zia di mia moglie 76 anni andando in chiesa prese il covid, dopo 10 giorni in ospedale ritorna a casa, e sta ottimamente bene. Io, loco, per avere un qualsiasi vaccino i primi di febbraio se non sbaglio iniziano a fare Abdala, ci informa una vicina che studia medicina, sofferente di asma, successivamente sento che vaccinano in Santiago i volontari, non so come fare, vado al consultorio, giorno delle imbarazzate, il mio medico non c’è, la dottoressa che è lì non vuole noie, mi dice che è complicato e che non ha tempo per me. Decido di andare al policlinico più vicino, ma lì non vacunan, mi mandano più avanti, tres​ cuadras adelante cerca de calle Martí, arrivo lì vedo parecchia gente armata di un opuscolo con scritto ABDALA, chiedo l’ultimo, una vecchia signora mi segnala un uomo che ne sa meno di me ed è senza opuscolo, inquieto chiedo dove recuperare il materiale, l’uomo aveva sbagliato porta, ci indicano un portone, con guardiano armato di disinfettante, ci disinfestiamo, saliamo ci sono quindici persone davanti a noi, l’uomo gira nelle stanze trova una amica che lo fa passare davanti a tutti, lui fa finta di niente va via ritorna dopo trenta minuti e ritira il prontuario. Seguo la fila regolarmente, e dopo quasi due ore è il mio turno, un giovane studente di medicina mi intervista e ricostruisce dettagliatamente la mia storia clinica. Gentilissimo, cominciavo a sentirmi come in una clinica a pagamento in Italia, chiedo fra quanti giorni devo presentarmi, e, meraviglia mi dice, di andare giù e mettermi in fila, mi stupisco, disposto a fare l’alba del giorno dopo, faccio la fila dopo poco meno di trenta minuti mi fanno entrare, seduti rispettando le distanze, un problema blocca la vacunación, ci offrono un panino e una bibita che rifiutai, ero troppo emozionato, e sazio di soddisfazione, non ricordo se c’era un poco di paura, ma dopo un’altra ora è mezza, riprendono a vaccinare. Gentilissimi, mi misurano la pressione, mi pesano, mi misurano l’altezza, mi prelevano un poco di sangue, passo altri quattro posti di registrazione.​ Poi la sospirata ABDALA
Mi mettono quasi una ora per controllare effetti avversi, ma tutto prosegue senza​ problemi. Nessuno ha effetti avversi. Mi chiamano mi rimisurano la febbre, la pressione e ritorno a casa alle ore 16. Nessun effetto secondario anzi sento la circolazione sanguigna migliorata. Sarà la contentezza dico a mia moglie mi sembra di volare.​ Il risultato è che il giorno dopo 31 marzo è andata a vaccinarsi anche lei.
Abbiamo fatto la seconda dose di ABDALA, io il 13 mia moglie il 14 aprile, e stiamo benissimo entrambi, nessun effetto negativo. Grande professionalità e gentilezza da parte di medici infermieri. Ci hanno misurato la febbre e la pressione, all’entrata e all’uscita, ci hanno messo un’ora in osservazione in una sala​ per controllare effetti avversi, ma nessuno di coloro che erano nella sala si è sentito male.
Grazie Cuba.

Dove vivono gli italiani residenti a Cuba?

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Cartina politica di Cuba

Gli italiani a Cuba sono soprattutto concentrati nella capitale quindi, la maggior parte degli italiani a Cuba, presumibilmente vive all’Avana.

Non esistendo, o almeno non essendo in mio possesso, statistiche precise posso solo fare supposizioni.

Ovviamente alcune piccole comunità di nostri connazionali residenti si trovano distribuite in tutta Cuba, soprattutto nelle località più turistiche, da Pinar del Rio (in particolare a Viñales a Guantanamo (qui soprattutto a Baracoa), senza tralasciare il municipio speciale della Isla de la  Juventud. Comunità italiane moderatamente nutrite sono a Santiago, Las Tunas, Trinidad e Cienfuegos.

Ma, come ho anticipato, è l’Avana a farla la padrona! Mi sbilancio a sostenere che almeno l’80% degli italiani residenti a Cuba vivano qui.

Ma si fa presto dire Avana, la capitale cubana è formata da 15 municipi!

Bene, sono quasi certo che la maggior parte dei nostri connazionali si concentri in quei municipi affacciati sull’oceano atlantico, quindi nei municipi di Playa (in particolare a Santa Fe e soprattutto Miramar), Plaza de la Revolucion (nel Vedado), Centro Habana, Habana Vieja e Habana del Este (a Cojimar e Guanabo).

Ma sicuramente in tutti i municipi della capitale cubana si possono trovare italiani residenti, anche a La Lisa municipio periferico,oltre al sottoscritto, so per certo vivono altre 3 famiglie di italiani. Stessa cosa nell’adiacente municipio di Marianao dove conosco almeno 4 famiglie.

E voi, italiani residenti a Cuba, dove vivete?

 

Nostalgia di un “esterato” italiano all’Avana

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Chiariamo il concetto. Mi sono trasferito a Cuba dalla fine del 2004 e mi rifiuto categoricamente di essere considerato un emigrante, parola che ha connotazioni ahimé spesso, se non sempre, negative. Ho lasciato l’Italia per Cuba non per necessità economica, per questo aspetto è stata una scelta sicuramente poco saggia, ma per il desiderio di cambiare vita. Dopo alcuni viaggi ero nel pieno di un feroce contagio di cubanite  che colpisce in maniera assai perniciosa molti europei, soprattutto italiani dopo la prima vacanza cubana e l’unica cura per guarire da questa malattia è trasferirsi a Cuba.

Non me ne vogliate quindi se preferisco definirmi un esterato o al limite esterante, definizione che coniai un bel un po’ di anni fa e che presentai, con lunghe spiegazioni sul mio, ormai claudicante e poco attualizzato, blog Cubanite. Sono ancora in attesa del riconoscimento di questi neologismi da parte dell’Accademia della Crusca.

Questa introduzione è per parlare delle inevitabili nostalgie che si provano verso la vita vissuta nella propria città, nel mio caso Milano dove sono nato e dove ho vissuto per ben 43 anni.

Hai voglia di provare ad integrarti al 100% a Cuba, ci sono sempre aspetti della vita e della cultura italiana che ti mancano – e molto – e che sono praticamente impossibili da ricreare qui ai Caraibi. Mi manca la mia Inter e le partite a San Siro ed incredibile a dirsi mi manca un vero inverno con freddo e neve, sento una struggente nostalgia anche per scighera la nebbia che a volte era talmente fitta che ti impediva di vedere perfino il palazzo di fronte. Sotto le feste poi la nostalgia del propria città bussa ancora più forte, riempiendoti l’anima di tristezza e rimpianti.

Ti mancano la famiglia, gli amici e le tradizioni, sopprattutto quelle eno-gastronomiche, che in un Paese come Cuba sono davvero difficile se non impossibili da ricreare.

Da considerare poi che vivere ora a Cuba, ai tempi del Covid-19 non è più la meraviglia che era prima, che molti connazionali ti invidiavano. Anzi direi che è estremamente difficile e faticoso vivere all’Avana ora. Le rigide misure di prevenzione, con l’impossibilità di vivere una vita normale, di reperire cibi e generi di prima necessità, il non poter neppure, nel Paese dell’eterna estate, andare in spiaggia o piscina ti fanno rimpiangere ancora di più l’Italia.

Per colpa di questa maledetta pandemia tra l’altro, lo scorso anno non ho potuto fare il mio tradizionale viaggio vacanza in Italia, da cui manco da inizio luglio 2019. Quindi la nostalgia e la voglia di essere ora in Italia è ancora piu forte.

Auguro a tutti una Felice Pasqua invidiandovi per uova di cioccolata, colombe ed altri manicaretti che degusterete in queste feste.

 

 

Cosa intende un cubano per cibo italiano?

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Cosa intende un cubano per cibo italiano?

Cosa intende un cubano per cibo italiano?

Quale cubano non ha provato la “cottura perfetta” della pasta buttando uno spaghetto contro il muro? Quanta violenza!

Per il cubano la pasta senza sugo di pomodoro non è pasta e senza formaggio neanche. La pasta lunga sono gli spaghetti e la corta ¨los coditos¨ ed è tutto! Non ci sono altre tipologie. Se dici: “oggi ho mangiato pasta”, stai facendo un po’ il figo. Non vi dico poi cosa pensiamo della pasta e fagioli: si usa per dare da mangiare all’ex mammifero nazionale (il maiale). La pizza anche con l’ananas, quanto ci piace! Tonno e formaggio perchè no…

Qualsiasi italiano che legga tutto questo e conosca un cubano saprà che non mento; è che per voi mangiare è una cosa seria però qua la storia è un’altra. C’è qualcuno che sì, ha saputo cambiare quello che doveva essere cambiato ma mio padre, senza dubbio molto radicato nei suoi costumi, continua a preferire la pasta ¨che non sia cruda¨ e che si incolli bene al muro! Nel domandargli quale cibo preferiscano, diversi cubani hanno risposto: “l’italiano!”, però è in realta la loro versione del cibo italiano.

di Daniela Perez Ramirez

 

Qué entiende un cubano por comida italiana.

Que cubano no probó ¨la cocción perfecta¨ de la pasta tirando el spaghetti contra la pared, cuanta violencia!

La pasta sin salsa de tomate no es pasta y sin queso tampoco. La pasta larga es spaghetti y la corta coditos y ya se acabaron, no hay más tipos, si dices hoy comí ¨pasta¨ te estás haciendo un poco la creyente. Pasta con frijoles no les digo yo que pensamos sobre eso, se utiliza para alimentar al ex mamífero nacional. La pizza también con la piña, como gusta! Atún y queso por que no…

Cualquier italiano que lea esto y conozca un cubano sabrá que no miento, es que para ustedes comer es algo serio pero aquí la historia es otra… Hay quien si supo cambiar lo que debía ser cambiado, mi papa sin embargo más arraigado a sus costumbres sigue prefiriendo la pasta ¨que no esté cruda¨ y se pegue bien a la pared! Al preguntarles que comida prefieren, varios respondieron: la italiana, pero es en realidad su versión de la italiana.

de Daniela Perez Ramirez

Azzurro Scipioni: roba da matti, da slegare

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Azzurro Scipioni: roba da matti, da slegare
Nel 2014 in occasione della XVII settimana della cultura italiana a Cuba proposi al Consigliere di allora, il grande Pietro De Martin, una serata dedicata alla pazzia. In una rapida telefonata gli dissi che pensavo di proiettare per la prima volta a Cuba un film visto millenni prima all’Azzurro Scipioni: “Matti da slegare” di Marco Bellocchio e Silvano Agosti.
“Un film-documentario che parla della legge Basaglia, vedrai, un fiore all’occhiello della politica italiana e della nostra cultura”
“Alessà, ma è in italiano?”
“Sì, certo, ma che ci vuole, faccio i sottotitoli io, nessun problema”.

 

Pietro mi disse che lo avrebbe messo immediatamente in programma. Fu di parola e lo fece. Io non avevo in mano neanche il film. Ricordavo vagamente di averlo visto in gioventù al cinema Azzurro Scipioni ma stavo a Cuba… Dove lo avrei trovato? Avevo ricordi nebulosi ma la sicurezza che fosse un bel regalo da fare ai cubani e agli italiani a Cuba. Feci un giro di telefonate e e coinvolsi immediatamente l’amica Gioia Minuti, direttrice di Granma Italia, per mettere in piedi un’intervista/dibattito nel dopo proiezione.
Poi pensai ad Alina Ramirez, ballerina della compagnia Retazos, forse uno dei pochi talenti veri conosciuti nella mia vita. La contattò Dalia. Le disse: “improvvisa qualcosa sulla pazzia”. Lei rispose ok. Ne venne fuori una delle più struggenti performance mai viste. Vebbè, comunque alla fine trovai il film, lo sottotitolai, lo spiegai. Una serata splendida nella cornice del Cafè Bohemia a Plaza Vieja dell’amica Annalisa Gallina.
Lo ricordo oggi perchè? Perchè forse erano altri tempi, altra italianità, altre persone. Quello che però oggi mi fa scrivere è il film, pardon, l’autore: Silvano Agosti.
Marzo 2021, sono a Roma, è tardi. Servizio su Rai 3. Parlano del cinema Azzurro Scipioni che sta chiudendo. Silvano racconta senza drammatizzare ma è triste. Non ci sono quattrini, il cinema chiude. Gli stanno portando via le poltrone, i proiettori, tutto. Per quelli come me che all’Azzurro Scipioni ci sono nati è una tristezza profonda. Ci ho visto di tutto su quelle poltrone. Un tempo erano i sedili di un aereo, potevi premere il pulsante e ti sdraiavi. Fellini, Antonioni, Visconti, Pasolini, Truffaut, Herzog, Bunuel, Almodovar, tutto, tutto, la Nouvelle Vague, il Neorealismo, su quelle poltrone ho imparato l’abc del cinema con il garbo e la grazia di un signore bresciano, Silvano Agosti. Certe volte non avevo soldi e non mi faceva pagare. Altre volte andavo all’Azzurro da solo e dormivo. Una volta Silvano mi ha sorpreso addormentato mentre si proiettava un suo film “NP, il segreto”. Non mi ha detto niente. Mi ha chiesto solo se ero stanco. Gli ho risposto di sì. Mi ha chiesto se volevo un caffè.
Un tempo promuoveva un concorso: l’estrazione di un biglietto dove il vincitore sarebbe andato sulla luna appena ce ne fosse stata la possibilità. Chissà se qualcuno c’è mai andato. Silvano è dolce come i migliori intellettuali, come i migliori artisti. Dolce ma irremovibile. Non disarciona dalla sua dolcezza né dalla sua intransigenza a favore della cultura. A Silvano non gli passi accanto, non gli passi dietro. O c’è il bello o non serve a niente. Il documentario che proiettai a Cuba ne era una testimonianza. Manicomi, cruda bellezza. Molti mi ringraziarono. La sorella, Luisa, mia amica, mi disse che a Silvano la cosa aveva fatto particolarmente piacere.
Di lui ho amato molto “Di amore si vive”, l’avrò visto trenta volte. Guardatelo se ne avete la possibilità.
Oggi la Raggi ha scoperto che un cinema come l’Azzurro Scipioni smette di essere un’attività commerciale ed è qualcosa di più e va aiutato. Ci voleva un genio. Quale cazzo di attività imprenditoriale è una sala che chiede un euro per proiettare da quarant’anni tutti i capolavori del cinema? Non è commercio, ragazzina, è qualcosa di enorme, è arte. E un cinema così si tiene aperto prima di rifare una strada, prima di riparare un semaforo, prima di pagare uno stipendio, magari il tuo. È più urgente, lo capisci? Siamo tramortiti dalla realtà, siamo resi merda dalla realtà e abbiamo bisogno di racconti, abbiamo bisogno di sogni, di cinema, di arte.
Migliaia di persone devono molto all’Azzurro Scipioni, e come nei migliori virus (di cui siamo diventati tutti esperti), quei mille hanno moltiplicato in modo esponenziale la grazia di quelle esperienze, hanno seminato bello laddove il bello non c’era.
Una luce accesa a Roma, fai conto, negli anni ottanta, nel quartiere Prati e che illumina, molti decenni dopo, un locale di Plaza Vieja, all’Avana, a Cuba, sulla terra, sulla terra che è un astro (cit.).
Insomma, qui, a cavallo tra Cuba e l’Italia, proprio come vuole essere questo magazine, faccio un appello modesto, minuscolo: non chiudete l’Azzurro Scipioni! Trovate il modo, ve ne prego.

Iniziative Solidali Pro Cuba e Invio medicinali

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Premetto che questo articolo ha solo lo scopo di riunire l’esigenza di molte persone, percepita in rete, di voler inviare medicinali a Cuba per aiutare il popolo a superare questo momento molto, ma molto delicato

Ricordo e riaffermo che il CIRC, Comitato Italiani Residenti a Cuba, NON è un’associazione POLITICA, viviamo a Cuba, rispettiamo e seguiamo le regole interne di questo paese

Con questo articolo cercherò di spiegare la situazione e dare alcune risposte ai mille perché a Cuba mancano le medicine.

Siamo tutti consapevoli che Cuba sta attraversando un periodo molto difficile. 

Dopo un anno di Covid e quindi con la totale o quasi scomparsa del turismo, sono mancate le entrate in valuta forte, euro/dollaro, che hanno gettato il paese in una profonda crisi economica

Cuba sicuramente ha delle gravi mancanze, prima di tutto le medicine.

Le autorità Cubane  hanno deciso di investire le risorse dedicate alla medicina sopratutto alla prevenzione del contagio del Covid, non sólo interno ma anche in ambito internazionale, che ha dato ottimi risultati riconosciuti in tutto il mondo, ma sopratutto nella realizzazione di 5 vaccini molti dei quali in fase ultimale

Complice della crisi del turismo legato al covid, al di là di tutte le polemiche intorno al Bloqueo che indubbiamente ancora oggi esiste, non si può far finta che un danno económico sia stato inflitto anche dalle 224 sanzioni che solamente da aprile 2019 ad aprile 2020 sono state perpetrate contro Cuba a danno del popolo cubano da parte degli USA. Tutto ciò rende più care le importazioni di materia prima rese ancora più complicate anche per la distribuzione con le navi

Detto ciò, essendo le farmacie nazionali e internazionali, tutte in moneta nazionale, carenti delle medicine di prima necessità, noi del Comitato Italiani Residenti a Cuba, molto sensibili sia per la presenza della nostra comunità sull’isola, ma soprattutto per i nostri amici, parenti, vicini e conoscenti cubani su questa temática, abbiamo deciso di farci promotore e di pubblicizzare le iniziative Solidali a favore del popolo cubano

Tutte le iniziative dovranno essere senza alcun scopo di lucro personale, serie, affidabili e nel rispetto delle regole previste da questo paese

In particolare in questo momento stiamo seguendo l’iniziativa della “Villetta per Cuba a Roma” che da più di 20 anni chiude container mandando a Cuba medicine e beni di prima necessità seguendo le vie ufficiali, ovvero in collaborazione con l’Ambasciata di Cuba a Roma

Invitiamo tutti coloro che vogliono contribuire ad aiutare alla chiusura del prossimo container, con l’invio di medicine o altri beni, di contattarli direttamente sul loro sito lavillettapercuba.com o sulla pagina Facebook  “Villetta per Cuba a Roma”. Saranno ben lieti di darvi tutte le informazioni e le garanzie necessarie e documentate

Allo stesso tempo invitiamo tutte le associazioni religiose e umanitarie a mettersi in contatto con noi, saremo lieti di fare da volano pubblicitario utilizzando il nostro web e i gruppi che gestiamo o con cui collaboriamo

Le iniziative personali di collaborazione sono gradite, però vi ricordo che Cuba permette l’entrata libera di costo di 10 kg di medicinali per persona. Attualmente molte vengono inviate tramite corriere espresso o con qualcuno che entra nel paese.

E’ importante sapere che, attualmente, al di fuori dei canali ufficiali e autorizzati NON ESISTONO altre forme, organizzate e capillari che possano distribuire medicinali in tutto il paese, quindi il mio consiglio è sempre di fare attenzione a chi ci si appoggia

Per intenderci… il cugino di mio cugino…magari anche no! 

Ricordo a tutti che le medicine oggetto di donazione non devono avere una scadenza inferiore ai 2 anni, perché tra la campagna di raccolta e l’invio può intercorrere un lasso di tempo che riduce la validità del medicinale e se si entrano medicine con scadenza inferiore all’anno e mezzo si potrebbe incorrere in multe, Ovviamente questo discorso vale per la raccolta e l’ invio tramite container

L’idea del Circ è quella di collaborare per aiutare e dar voce sia a chi organizza, in modo serio e onesto  le raccolte, ma soprattutto a chi ne è interessato. Lo scopo è dare delle alternative con i fatti alle solite polemiche trite e ritrite che innondano il web da decenni e che non risolvono i problemi a questo Paese.

Speriamo di potervi essere d’aiuto 

Il Direttivo del Circ

Un italiano al primo Reality Show cubano

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Ciao Max, ti vuoi presentare?

Ciao, sono Max Mencaglia ho 40 anni romano, da 8 anni residente permanente a Cuba. Gestisco la palestra Body Cuba in Miramar

Sappiamo che hai una grossa novita da raccontarci, qual’è?

Vi anticipo che sarò l’unico partecipante straniero del reality cubano Popsquad Season 1 Safari.

Oltre a te chi ci sarà in questo reality?

Ci saranno altre 12 persone fra uomini e donne. Sono prevalentemente influencer ed appartanenti al mondo dello spettacolo cubano, molto conosciuti a Cuba, soprattutto all’Avana.

Ci puoi fornire qualche dettaglio su questo show?

Per adesso non posso raccontarvi nulla di più per non rovinarvi la sorpresa, però vi terrò aggiornati.

Sono molto grato al Comitato degli Italiani Residenti a Cuba perché ha deciso di appoggiarmi in questa nuova avventura.

Per voi realizzerò contenuti speciali, esclusivi e soprattutto in italiano. Grazie CIRC, grazie Cuba, grazie Italia!

Grazie a te Max, faremo il tifo per te! Ti aspettiamo con nuovi dettagli e reportage esclusivi creati per noi durante lo show!

Turismo vaccinale, un argomento molto dibattuto ultimamente

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Ad un anno dal primo caso di Covid19 a Cuba, la luce fuori dal tunnel si comincia a intravedere in molti Paesi.

Grazie al vaccino, anche la nostra amata Isla Grande, fa parlare di sé per tre motivi.

Il primo indica che è uno dei pochi Paesi sulla faccia della Terra che ha deciso di sviluppare un proprio vaccino, invece di cedere ai ricatti della Big Pharma.

Anche l’OMS ha invitato le multinazionali farmaceutiche a rinunciare alle ‘patenti’ dei vaccini, magari anche solo per un periodo, per permettere a tutti i Paesi di poter produrre il proprio farmaco per sconfiggere velocemente l’emergenza che ha stravolto il Mondo intero.

Ma, nonostante abbiano ricevuto ingenti finanziamenti in denaro pubblico, fanno orecchie da mercante.

La seconda ragione che ha portato Cuba alla ribalta, è la rinnovata disponibilità ad aiutare i Paesi che non hanno risorse economiche per comprare i vaccini.

Terzo motivo, ma non per importanza, la proposta di offrire ai turisti ‘Playa, mojito y vacunas’, come anticipato da un reportage passato sugli schermi di Telesur, la catena televisiva latinoamericana con sede a Caracas.

Un turismo che ruota intorno al vaccino che già altri Paesi stanno proponendo per unire l’utile al dilettevole e sopperire a tutte le mancanze che alcuni Stati hanno presentato nell’immunizzare i propri cittadini.

Come residente a Cuba ed un passato da operatore turistico, sono stato contattato dalla redazione della trasmissione L’aria che tira di La7, come il nostro buon Marco Gargiullo che, come avrete visto, è apparso in diretta nell’alba avanera.

Ho cercato di spiegare a che punto sia la ricerca cubana ed a sollevare le possibile problematiche che dovrà affrontare Cuba una volta appurata l’efficacia di ognuno dei 5 candidati vaccinali, ma ho anche sottolineato come il turismo vaccinale sarebbe l’ancora di salvezza di un’economia martoriata dalla pandemia e dalle sanzioni di Trump.

Chiaramente tutto questo ha bisogno di tempo, dato che la terza fase di sperimentazione del vaccino Soberana 2 è appena cominciata, mentre per gli altri inizierà prossimamente.

Si parla di Agosto per aver il vaccino cubano sul mercato, un mese che per molti italiani significa vacanze e per gli amanti di Cuba significa adesso speranza.

La mia intervista a L’aria che tira – La 7 – 6 Marzo 2021