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lunedì, 6 Dicembre, 2021

Salsa cubana – (prima parte) di Ruggero Tantulli

  • Una vuelta, un’enchufla, un sombrero. Un dile que sí, un dile que no e un sorriso che viene naturale. Molti di voi avranno già capito di cosa stiamo parlando… Della salsa cubana, claro que sí! Immersi nei problemi quotidiani e nell’isolamento più o meno forzato da pandemia, quasi ci siamo dimenticati di quando uscire per andare a ballare era la normalità. Sperando che la parentesi si chiuda in fretta, oggi parliamo di un fenomeno sociale che solo superficialmente può essere etichettato come semplice ballo o semplice musica (per i puristi due cose ben distinte!) della Perla dei Caraibi.
    Nata come mescla, ovvero come mix di vari generi musicali pre-esistenti, la salsa cubana rappresenta alla perfezione l’allegria, il ritmo e la tradizione musicale dell’isola. Sì, è vero, oggi i ragazzi più giovani sono attratti dal reggaeton – da anni ovunque a Cuba – ma se ci si vuole accostare alla cultura cubana non si può non parlare della salsa. Un ballo naturale, che viene dalla strada e che, pur non avendo rigide codificazioni alla stregua di discipline più “irreggimentate”, costituisce tuttora il fiore all’occhiello delle danze caraibiche.
    In principio era un ‘casino’
    Le origini della salsa cubana – da cui poi sono nate differenti versioni, dalla portoricana alla venezuelana – si devono a un locale dell’Avana, il Salón de casino deportivo, dove gli sportivi si ritrovavano a ballare. Qui, secondo la tradizione, si formò il nucleo di quella che poi tutto il mondo avrebbe chiamato salsa, dall’unione di generi come il danzón e l’habanera. Ma la salsa deve i suoi natali a molte altre discipline: dal mambo al son, dalla rumba al cha cha cha e al guaguancó. E via così. Una vera e propria mescla splendidamente assortita. Non a caso, se una persona “tiene mucha salsa” vuol dire che sa fare molte cose.
    In origine, però, la salsa si chiamava ‘casino’, proprio come il locale dove tutto è nato. Rueda de casino, infatti, ancor oggi indica il ballo di gruppo della salsa, in cerchio e seguendo delle ‘figure’ in coppia. Questa canzone di Adalberto Álvarez – un simpatico esempio di quanto sia coinvolgente il richiamo del ballo – parla chiaramente di ‘casino’: https://www.youtube.com/watch?v=ptdpa1Bqk6U.
    Ma allora come mai non si chiama più così? Perché dagli Stati Uniti – dove si era diffuso – il casino cubano rimbalzò indietro come ‘salsa’, nome più “appetibile” che spodestò il casino e conquistò il mondo. Cuba compresa.
    Un mix di ritmiche, strumenti e culture
    A pensarci bene, la mescla è una caratteristica tipica del popolo cubano, con il suo crogiuolo di etnie, frutto della storia. Chi non conosce il tipico piatto cubano ‘moros y cristianos’ a base di riso e fagioli neri, tripudio – in salsa culinaria – della mescolanza cubana? Ecco, tutto ciò si ripercuote sulla salsa cubana. A partire dagli strumenti musicali. Una su tutti è la clave, fulcro della salsa. Quella che detta il ritmo, attraverso due bacchette “magiche” per gli appassionati della musica cubana. Di claves ce ne sono di due tipi: una blanca, tipica del son e che rimanda ai bianchi colonizzatori, una negra, tipica della rumba e che rimanda agli schiavi africani.
    Fondamentale, poi, la presenza degli strumenti a percussione: impossibile non nominare le congas, tamburi alti e stretti su cui è appoggiata una pelle animale. Ebbene, le congas – come suggerisce il termine – derivano dall’Africa, in particolare dal Congo.
    Dall’Africa a Cuba: la santeria e il misticismo della salsa
    Il rapporto privilegiato con le origini africane si ritrova non solo negli strumenti e nei ritmi “afrocubani” (rumba su tutti), ma anche nello “spirito” della salsa. La santeria è una forma religiosa che unisce elementi della tradizione cattolica alla religione yoruba, praticata dagli schiavi africani e tramandata ai discendenti cubani. Una spiritualità politeistica che si ritrova in gesti diventati emblematici della salsa: in particolare quello della mano che mima di asciugarsi la fronte dal sudore con un fazzoletto (un simbolo della fatica del lavoro ma anche un auspicio di liberazione dal male). Ballare libera dalla fatica e tiene lontane le cose negative: in fondo è proprio quello che scatta nello spirito di ogni ballerino!

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