Nostalgia di un “esterato” italiano all’Avana

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Chiariamo il concetto. Mi sono trasferito a Cuba dalla fine del 2004 e mi rifiuto categoricamente di essere considerato un emigrante, parola che ha connotazioni ahimé spesso, se non sempre, negative. Ho lasciato l’Italia per Cuba non per necessità economica, per questo aspetto è stata una scelta sicuramente poco saggia, ma per il desiderio di cambiare vita. Dopo alcuni viaggi ero nel pieno di un feroce contagio di cubanite  che colpisce in maniera assai perniciosa molti europei, soprattutto italiani dopo la prima vacanza cubana e l’unica cura per guarire da questa malattia è trasferirsi a Cuba.

Non me ne vogliate quindi se preferisco definirmi un esterato o al limite esterante, definizione che coniai un bel un po’ di anni fa e che presentai, con lunghe spiegazioni sul mio, ormai claudicante e poco attualizzato, blog Cubanite. Sono ancora in attesa del riconoscimento di questi neologismi da parte dell’Accademia della Crusca.

Questa introduzione è per parlare delle inevitabili nostalgie che si provano verso la vita vissuta nella propria città, nel mio caso Milano dove sono nato e dove ho vissuto per ben 43 anni.

Hai voglia di provare ad integrarti al 100% a Cuba, ci sono sempre aspetti della vita e della cultura italiana che ti mancano – e molto – e che sono praticamente impossibili da ricreare qui ai Caraibi. Mi manca la mia Inter e le partite a San Siro ed incredibile a dirsi mi manca un vero inverno con freddo e neve, sento una struggente nostalgia anche per scighera la nebbia che a volte era talmente fitta che ti impediva di vedere perfino il palazzo di fronte. Sotto le feste poi la nostalgia del propria città bussa ancora più forte, riempiendoti l’anima di tristezza e rimpianti.

Ti mancano la famiglia, gli amici e le tradizioni, sopprattutto quelle eno-gastronomiche, che in un Paese come Cuba sono davvero difficile se non impossibili da ricreare.

Da considerare poi che vivere ora a Cuba, ai tempi del Covid-19 non è più la meraviglia che era prima, che molti connazionali ti invidiavano. Anzi direi che è estremamente difficile e faticoso vivere all’Avana ora. Le rigide misure di prevenzione, con l’impossibilità di vivere una vita normale, di reperire cibi e generi di prima necessità, il non poter neppure, nel Paese dell’eterna estate, andare in spiaggia o piscina ti fanno rimpiangere ancora di più l’Italia.

Per colpa di questa maledetta pandemia tra l’altro, lo scorso anno non ho potuto fare il mio tradizionale viaggio vacanza in Italia, da cui manco da inizio luglio 2019. Quindi la nostalgia e la voglia di essere ora in Italia è ancora piu forte.

Auguro a tutti una Felice Pasqua invidiandovi per uova di cioccolata, colombe ed altri manicaretti che degusterete in queste feste.

 

 

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