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lunedì, 6 Dicembre, 2021

Intervista a Luigi Spena vive a Santiago ed ha fatto il vaccino Adbala

Ero nell’Arci nel 1993, e raccoglievamo aiuti per Cuba, medicinali, quaderni penne, soldi, e li portavamo a Cuba distribuendoli alle scuole specialmente in piccoli paesi.
Ricordo che con i viaggi organizzati dall’Arci con pochi soldi visitavamo l’isola. Quello che mi stupiva all’Habana dove non si vendeva un panino per strada, era che con una bottiglia di chipetrene i cubani erano felici e sorridenti, e pensavo ai miei amici benestanti e tristi nella mia città. Naturalmente il mercato nero funzionava benissimo. Ricordo che chiedi ad un ragazzo se mi trovava delle aragoste e vicino al Capitolio dopo 10 minuti apparvero le aragoste.
Di tanto in tanto partecipavo a questi viaggi dell’Arci portando aiuti, ero un giovane pensionato delle ferrovie, e continuavo a lavorare per guadagnare qualcosa oltre la pensione. I Cubani mi insegnarono che per vivere felici, non si necessitano tanti soldi, e che il valore del tempo libero dedicato a se stessi e alla cultura era tempo prezioso che non poteva perdersi in lavoro non necessario. Ricordandomi anche quel che diceva il professore di religione, che il lavoro era una punizione divina. Il fascino delle donne cubane la protezione che ognuna di loro ha della famiglia le bisnonne a capo di tutto le nonne giovanissime, ragazze giovanissime con figli, le famiglie matriarcali, il sentirmi dire nella stessa casa, io sono figlia di mio padre fulana è figlia di mia madre, e fulanita è figlia di mi papà e mi madrastra. Inmenso amore tra le tre sorelle. Impensabile in Italia a quei tempi, dove il divorzio era un uragano che travolgeva la vita di chi ci capitava.
Cuba un mondo affascinante che mi riportava all’infanzia, al quartiere dove ero nato in Calabria e dove le famiglie vivevano nello stesso quartiere da generazioni, e dove il dolore e la gioia di uno erano la gioia ed il dolore di tutti. Si Cuba mi riportava all’infanzia all’adolescenza felice e difficile dei figli dei poveri alla solidarietà tra le famiglie. I cubani mi hanno insegnato a non avere fretta, una volta in Santiago andai a raccogliere mango al Caney vicino Santiago, andammo in guagua, partimmo la mattina presto nel pomeriggio ritorniamo dove abitavo da una famiglia, e ci mettiamo ad aspettare la guagua, passa una ora passano due, io impaziente, i miei compagni cubani calmi e rilassati stesi sul muretto. Ma quando cavolo arriva questa guagua ? No preocuparte arriverà. E qualcuno aggiunse ,hay más tiempo que vida.
Nel 1997 il 14 febbraio giorno di San Valentino, davanti al liceo Mendive, faccio amicizia con un gruppetto di adolescenti, tra questi c’era la mia futura moglie, nel 2001 ci sposammo, nel 2002 abbiamo avuto una figlia, e stiamo ancora assieme a Santiago, una storia come tante.
Poi arrivò il covid che ci ha travolti e a Santiago per quasi otto mesi non abbiamo avuto un caso di Covid, poi aprirono le porte ai viaggi e il covid arrivò quì aumentano i casi, la zia di mia moglie 76 anni andando in chiesa prese il covid, dopo 10 giorni in ospedale ritorna a casa, e sta ottimamente bene. Io, loco, per avere un qualsiasi vaccino i primi di febbraio se non sbaglio iniziano a fare Abdala, ci informa una vicina che studia medicina, sofferente di asma, successivamente sento che vaccinano in Santiago i volontari, non so come fare, vado al consultorio, giorno delle imbarazzate, il mio medico non c’è, la dottoressa che è lì non vuole noie, mi dice che è complicato e che non ha tempo per me. Decido di andare al policlinico più vicino, ma lì non vacunan, mi mandano più avanti, tres​ cuadras adelante cerca de calle Martí, arrivo lì vedo parecchia gente armata di un opuscolo con scritto ABDALA, chiedo l’ultimo, una vecchia signora mi segnala un uomo che ne sa meno di me ed è senza opuscolo, inquieto chiedo dove recuperare il materiale, l’uomo aveva sbagliato porta, ci indicano un portone, con guardiano armato di disinfettante, ci disinfestiamo, saliamo ci sono quindici persone davanti a noi, l’uomo gira nelle stanze trova una amica che lo fa passare davanti a tutti, lui fa finta di niente va via ritorna dopo trenta minuti e ritira il prontuario. Seguo la fila regolarmente, e dopo quasi due ore è il mio turno, un giovane studente di medicina mi intervista e ricostruisce dettagliatamente la mia storia clinica. Gentilissimo, cominciavo a sentirmi come in una clinica a pagamento in Italia, chiedo fra quanti giorni devo presentarmi, e, meraviglia mi dice, di andare giù e mettermi in fila, mi stupisco, disposto a fare l’alba del giorno dopo, faccio la fila dopo poco meno di trenta minuti mi fanno entrare, seduti rispettando le distanze, un problema blocca la vacunación, ci offrono un panino e una bibita che rifiutai, ero troppo emozionato, e sazio di soddisfazione, non ricordo se c’era un poco di paura, ma dopo un’altra ora è mezza, riprendono a vaccinare. Gentilissimi, mi misurano la pressione, mi pesano, mi misurano l’altezza, mi prelevano un poco di sangue, passo altri quattro posti di registrazione.​ Poi la sospirata ABDALA
Mi mettono quasi una ora per controllare effetti avversi, ma tutto prosegue senza​ problemi. Nessuno ha effetti avversi. Mi chiamano mi rimisurano la febbre, la pressione e ritorno a casa alle ore 16. Nessun effetto secondario anzi sento la circolazione sanguigna migliorata. Sarà la contentezza dico a mia moglie mi sembra di volare.​ Il risultato è che il giorno dopo 31 marzo è andata a vaccinarsi anche lei.
Abbiamo fatto la seconda dose di ABDALA, io il 13 mia moglie il 14 aprile, e stiamo benissimo entrambi, nessun effetto negativo. Grande professionalità e gentilezza da parte di medici infermieri. Ci hanno misurato la febbre e la pressione, all’entrata e all’uscita, ci hanno messo un’ora in osservazione in una sala​ per controllare effetti avversi, ma nessuno di coloro che erano nella sala si è sentito male.
Grazie Cuba.

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